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Ogni ruolo richiede una certa esperienza, ma sopratutto richiede una responsabilità. Spesso accade che a viene meno è proprio questo fattore. Perchè scrivo questo articolo?

Non mi piace fare riferimenti, scrivere nomi, preferisco rimanere sempre nel generico. Quindi lo scopo di questo articolo è solo per condividere una riflessione personale, che magari va a rispecchiare o ad approfondire, poi, con i pareri personali di chi sta leggendo e vuole scrivere qualcosa.

Comandare, quando diciamo questa parola guardiamo sempre in alto, alziamo la punta del naso pensando ai ruoli alti nella società. Ma personalmente ritengo che ognuno di noi comanda la propria persona e il proprio ruolo. Esattamente questa cosa, col tempo, porta a dare un "peso" alla propria personalità e, di conseguenza, al proprio ruolo che ricopre in questa società.

Il comandare, prima di diventare una forma di "comando" impartendo ordini o comunque, introducendo quelle regole generali per lo svolgimento di una determinata funzione, per far si che tutto ciò avvenga, ci deve stare una collaborazione con chi rientra in questa "linea di comando". Lo so che magari è scontata questa cosa, ma sto notando attualmente, che le cose "scontate" sono proprio quelle che vengono "dimenticate" facilmente.

Il "mettersi in gioco" è un ruolo fondamentale, perchè se non avviene questo in ognuno di noi, non si muove nulla, non avviene quella "crescita" della propria persona. Sbagliare apprendendo da questi errore e facendoli diventare una lezione di vita, per migliorare la propria persona, per evitare di rifare i stessi errori in futuro. Quindi la prospettiva va oltre, ci si mette sempre in gioco, arrivando a farne altri di sbagli, ma che alimentano proprio il fatto di fortificare la propria personalità.

Il "collaborare" con chi ci circonda è fondamentale in questo "gioco", perchè ci porta ad ampliare la vista, a sviluppare quelle comprensioni che magari ci sfuggono. L'osservare, l'analizzare tutti i comportamenti e gli avvenimenti è la prima forma di apprensione, già da li parte una "lezione" che ci porta a rendere migliori.

Così si arriva al "comando", ritrovandosi a gestire una determinata situazione, ma restando sempre con quel "lavoro" che riguarda le proprie capacità, ampliando le conoscenze personale. Arrivando anche a "trasformare" in parte, quello che è il proprio lavoro in una sorta di "hobby" in modo tale da far fuoriuscire quella passione e interesse maggiore nelle cose che si fa.Questo come altre cose, sono tutte strategie per diventare un "leader" nel proprio settore. (parole strane riguardante un mondo lontano, lo so.)

Ma più si va in alto, e maggiori saranno le responsabilità. Questo è scontato, ma come dicevo all'inizio, viene dimenticato facilmente. Perchè ognuno di noi ha i suoi limiti, che spesso non si vuole ammettere, visto che si ragiona, sempre, col fatto di "mettersi in gioco" a prescindere. Ma anche i limiti portano ad insegnare dei concetti, ci rende ad esempio: saggi. (come ho detto su, parole strane, lo so.)

Spesso purtroppo, tutto questo non avviene, e si va a creare quel disordine generale. Quando quel "punto di riferimento" o "leader" o "capo" ecc, non riesce a gestire bene il proprio ruolo, non riesce a sostenere le proprio responsabilità o semplicemente, si fa distrarre, trasportare, da altre cose, fattori, imprevisti, distogliendo l'attenzione da quelle che sono il perno principale che sostiene il suo ruolo, la sua persona, la sua posisizione nella società: la responsabilità.

A questo punto, qualsiasi sia il ruolo che ricopre questa figura, va a creare quel caos, mettendo in dubbio la fiducia o addirittura, spezzandola proprio. Alla fine dei conti per una irresponsabilità di una persona ci vanno a rimettere tutti. Finisce sempre così o sbaglio? (nessun riferimento a cose o persone.)

Nel momento in cui viene meno questa "piramide sociale" retta nel nome di una fiducia, è difficile recuperare. Anzi direi impossibile ritornare indietro, la storia cambia, semplicemente si mette un punto e si va d'accapo.

Comandare, a parere mio, non è un ruolo per tutti, perchè comprendere determinate cose non è impossibile, ma nemmeno facile. Ogni ruolo ha una sua fondamentale importanza, qualsiasi esso sia. Il concetto di "comandare" è sbagliato, quel "punto di riferimento" visto come se fosse un "superiore" una figura lontana da noi, è in questo l'errore. Perchè dico che è sbagliato?

Perchè è fondamentale comprendere il ruolo del "comandare" perchè quello che ho appena finito di dire non è appunto: comandare. Nel momento in cui quella figura è così distante da noi, così che si "eleva" rispetto la massa, che si distingue dalla massa, non è punto di riferimento. E' semplicemente qualcuno che si crede, grazie all'ausilio di altre figure, di essere una persona che sa gestire, comandare, essere un leader, ma scendendo con i piedi a terra, il ruolo principale lo fanno gli altri, ingannati e sfruttati senza capire. (discorso generico, quello che dico lo si può abbinare a qualsiasi cosa, non per forza un lavoro.)

La collaborazione, questa parola a volte messa da parte sopratutto da chi si "eleva dalla massa", parte da chi dovrebbe dare l'esempio, il leader della situazione, fino all'ultimo arrivato o quello più debole. Alla fine è un "gioco" in cui tutti ne dovranno ricavare determinati benefici. E' tutto un "dare per avere" un concetto fondamentale sopratutto per chi ha la responsabilità di gestire. E' un concetto che bisogna mantenere costante, perchè è uno degli anelli fondamentali della catena.

Stare al centro dell'attenzione, gestire una situazione, stare al comando di un determinato ambito, ricoprire un ruolo del genere, come ho appena finito di dire, non è una cosa da tutti. Non sto dicendo che è esclusiva di qualcuno, ma che, purtroppo, in questa società c'è la presenza di troppi soggetti che non sono, a parere mio, idonei nel ruolo di prendere decisioni, gestire, comandare e ruoli simili. Sopratutto perchè, purtroppo, ci sono altre persone che si affidano a questi soggetti. Non lo trovo giusto tutto questo sistema, ci sono troppe ingiustizie sociali.

"tra il dire e il fare ci passa di mezzo il mare" così si finisce il discorso poi. Con la rabbia, l'amarezza, la delusione e la tristezza.

Però la società gira in questo modo e non si cambia. Ognuno di noi siamo diversi, ragioniamo con dei parametri mentali diversi, abbiamo visioni diverse, siamo come le dita delle nostre mani, ognuna diversa dall'altra. Ma, allo stesso tempo, siamo tutti fondamentali, anche quelli "negativi" portano insegnamenti, ad aprire gli occhi, a vedere cose che magari prima non si riuscivano a vedere.

La capacità nel riuscire a trovare il positivo nel negativo e viceversa, sempre.

💪

DomenickStyle

4

Quanti punti interrogativi poniamo nella nostra vita? Mi includo ovviamente anche io. Ma a volte trovo che per davvero esageriamo. E a volte, tra tutti questi punti interrogativi, perdiamo anche l'orientamento.

Ovviamente è un discorso generale, ma è per raccontare come siamo strani come esseri umani. La vita di per se non è facile, ci riserva tante sfide quotidiane, ma noi, a volte, collaboriamo a renderla più complessa. Ed è una cosa di tutti, nessuno escluso.

Questo avviene sopratutto quando c'è qualcosa che ci interessa. Ognuno reagisce a modo suo, questo è ovvio, ma quello che accomuna è il fatto che dentro di noi parte quella cosa chiamata: ansia.

Che brutta parola, lo so. Ma riesce ad avere mille sfumature. C'è chi fa finta di nulla, ma in realtà dentro sta morendo. C'è chi non si trattiene e inizia a parlare, blaterare. C'è chi parte col nervosismo. C'è chi riesce a domare ma sfoca in altre maniere. C'è chi ha bisogno di conferme del "non stare in ansia", andando invece a evidenziare questo negli altri. Insomma ognuno reagisce a modo suo.

La stessa, a seconda del grado di ansia che si sta vivendo, a seconda anche della situazione, porta alla creazione di infinite domande nella propria testa. Ragionamenti e previsioni future in base a come viviamo attualmente, mischiati con le varie ipotesi fatte nel passato, con le varie probabilità di riuscita, confrontandoli con le cose già vissute, di ciò che è andato bene e di ciò che è andato male, infiniti, infiniti, punti interrogativi. Penso che avete capito di cosa sto parlando, vero?

Tutto questo perchè noi viviamo una vita fatte di speranze, sogni, aspirazioni. Quindi viviamo il tempo a tappe, come se fosse una corsa, dove ogni giro che completiamo segna il raggiungimento di una tappa. E' una corsa senza fine. A volte si inciampa, per poi riprendere per cercare di recuperare il tempo perso. A volte ci "pesa" vedere che nel frattempo ci hanno sorpassato altre persone che andavano, apparentemente o per davvero, più lentamente. A volte ci fa rodere dentro vedere persone che erano molto lontane da noi riuscire a raggiungere quel traguardo per prime, solo a causa di una caduta che abbiamo fatto.

I sbagli ci pesano, anche i più banali, feriscono, e non sempre solo le cadute feriscono, anche il solamente ad osservare ciò che avviene ci fa male. E' un dolore che lo portiamo dentro, anche se fingiamo o lo sotterriamo, ci convinciamo di essere forti, ci pesa. Ecco perchè ogni tappa quei punti interrogativi aumentano.

Abbiamo bisogno di certezze, proprio per evitare quelle ferite. Ci poniamo mille domande, diventiamo diffidenti, non crediamo nemmeno più a ciò che ci dice il cuore o la mente, perchè non ci da sicurezza.

Tra tutti questi punti interrogativi, perdiamo l'orientamento. Non si vedono più quei traguardi, perchè i troppi punti interrogativi creano un muro davanti, bloccandoci. Ma noi siamo forti, questa forza è motivo di orgoglio, ci guardiamo allo specchio e sappiamo, crediamo, di conoscerci per davvero, e non è ammissibile una cosa del genere. Allora il rifugio è proprio l'arrendersi.

Già, così partono altri punti interrogativi. O sbaglio?

Inizia a diventare una lotta con se stessi, si vorrebbe fare, e tanto, ma non ci si riesce, e allora? Allora ci si getta la spugna, non si ha fiducia in nulla. Che società strana che abbiamo creato. Ma più che altro, quanto siamo strani noi, non trovate?

E pensare che tutti facciamo parte di queste parole che ho scritto, chi di più e chi di meno, ma c'è chi si riempie di cose materiali per fingere al meglio di vivere benissimo. E chi invece, non riesce a fingere, i punti interrogativi ne sono tanti, e finisce a sfogare in altri modi.

C'è chi per questi punti interrogativi ne è rimasto solo un punto.

Con questo articolo vorrei dire, per chi leggerà, di far rimanere accesa sempre quella fiamma della speranza, dei sogni, delle aspirazioni. E se proprio diventa tutto nero, non bisogna mai mollare. Anche se spegniamo la luce, e le varie cose intorno a noi non le riusciamo a vedere, non sono invisibili, ci sono e sono li. Quindi non è motivo di fermarsi. Non esiste mai una giustificazione per fermarsi.

I punti interrogativi, inutile trovare una soluzione a questo. E' come amare una persona, non esiste una logica, ci interessa, la sogniamo, la desideriamo, la vogliamo a tutti i costi, anche nei casi in cui magari volete che non fosse così. Quindi cosa voglio dire?

Che il problema non sono ne i punti interrogativi, ne il resto che si va a creare, ma come noi ci poniamo. Gira tutto intorno a questo. Dobbiamo riuscire a estrapolare sempre un lato negativo e positivo nelle cose. La vita, infondo, cerca questo di insegnarci: dobbiamo trovare il positivo nel negativo, e viceversa.

E' essenziale questa cosa. Non sto dicendo di cancellare il positivo o il negativo, e vedere o tutto nero o tutto bianco, ma dobbiamo avere una visuale a 360° dove vediamo il nero tanto quanto il bianco. E' come il giorno e la notte, lo "Yin e Yang" per intenderci. Non può esistere il bene senza male e viceversa.

Ed esiste, ci sarà sempre quel lato positivo nelle cose negative. Anche se abbiamo la vista annebbiata o semplicemente non lo vogliamo accettare, c'è, esiste, ed è da quel lato positivo che possiamo,dobbiamo, alimentare la nostra speranza di riprendere la corsa.

Ci faremo sempre punti interrogativi, ma personalmente ritengo che non esiste un "più debole e un più forte", ognuno di noi ha delle potenzialità personali che ci rende tutti uguali. Ognuno segue la propria strada, ma quello che ci accomuna è che la vita è una lotta continua per tutti, senza esclusioni, al di la delle finte apparenze.

Le cose essenziali della vita, al di fuori delle apparenze e delle cose materiali, sono sopratutto, il vivere felici dentro. E la felicità viene data non dalle cose materiali. Sono parole scontate, però spesso non vengono pesate. Le cose materiali devono essere il contorno della nostra vita, non il perno principale.

Le culture sono spesso le nostre stesse barriere. E queste culture e credenze popolari alimentano quei punti interrogativi, andando a minare quel percorso dove corriamo. A volte sono le stesse che alimentano ad alzare poi quei muri fatti di punti interrogativi. Ma come ho già detto prima, è solo una giustificazione.

Capito?
(??speriamo che questo articolo piaccia?? Uff che fatica?? E se poi mi criticano?? E che faccio adesso, ho già postato??
😝💪😝
❤)

DomenickStyle

3

Il termine persona proviene del latino persōna, e questo probabilmente dall'etrusco phersu (‘maschera dell'attore', ‘personaggio’), il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon]. 

(Wikipedia)

Ogni giorno, prima di uscire, indossiamo una maschera che ce la portiamo per tutta la giornata. Che maschera avete indossato oggi?

Non si può rispondere a quella domanda ovviamente, perché starebbe a significare di essere persone non vere.

Ma lo stesso pensiero di dirsi a se stessi di essere veri è di per se una maschera. Perché noi siamo il "personaggio" di noi stessi, quello che vogliamo, che abbiamo costruito e che in base alle situazioni lo adattiamo.

Infondo indossiamo sempre una maschera. Anche quando ci guardiamo allo specchio, l'immagine che vediamo riflessa è esattamente ciò che vogliamo, ci auto-giudichiamo, in maniera positiva o negativa, ma restiamo sempre nel nostro personaggio.

Tramite la tecnologia, i social, i blog, riusciamo a indossare un'altra maschera sapendo di avere l'identità nascosta. Quando invece ci mettiamo la "faccia" in quel momento indossiamo una maschera sapendo, al contrario di prima, di essere giudicati.

Facciamo attenzione a ciò che scriviamo, come quando parliamo dal vivo, a seconda della circostanza e con chi abbiamo davanti usiamo un determinato linguaggio e determinate tematiche. Ma perché tutto questo?

Siamo tutti vittime della paura creata da tutte queste maschere. Perché lo sappiamo perfettamente che volendo ci sarà sempre quella persona, anche la più stretta a noi, che giudicherà.

Tutto questo vivere con le maschere è creato dalle debolezze, dal riconoscere i propri difetti e i propri limiti. Il nascondersi dietro le maschere è diventato un modo per riscattarsi, per stare alla pari o un gradino più alto di chi abbiamo di fianco. È un sistema che anche se è pessimo viene accettato lo stesso, perché conviene.

Ecco perché non conviene a nessuno mostrarsi senza maschere, perché si ha la consapevolezza di vivere una realtà fatta di facce finte e persone false.

DomenickStyle

6

Sembra assurda come cosa, ma ogni anno ormai è diventata una cosa fissa di anticipare il Natale di 2 mesi. Da voi già stanno iniziando i preparativi di Natale?

Ogni anno, passato le giornate dedicate ai defunti, ormai sta prendendo questa (brutta) piega di iniziare subito i preparativi.

Forse con gli impegni lavorativi e le varie faccende che ci assalgono i pensieri ogni giorno, non ci facciamo nemmeno caso. Ma è così.

Sul web addirittura già stanno preparando le immagini, le grafiche, tutte cose a tema del Natale che deve arrivare. I negozi già stanno riempiendo i scaffali, e per strada stanno già comparendo le prime luminarie. Ma quanto è positiva questa cosa?

Anticipare così tanto vuol dire che, esageratamente, per fine mese sarà già tutto pronto. Ci ritroviamo in un'atmosfera natalizia ben 1 mese prima della reale celebrazione.

Tutto questo anticipare non pensate che possa annoiare? Il Natale è una delle feste più intense e lunghe, ma allo stesso tempo è anche un vivere la festività.

Ma tutto questo anticipare diventa normalità, distruggendo quella magia del Natale.

È triste, magari non tanto per chi è grande, ma soprattutto per i ragazzi, i bambini, che comunque ricevono un insegnamento sbagliato. Comprendono che il Natale è una formalità, che è un dovere, che è tutto un giro di business e favole.

E invece dovrebbe essere una cosa sentita, perché è un'ottima occasione per condividere diversi momenti con la persona che si ama, e quelle più vicine.

Sarà l'effetto che ci siamo ormai allontanati tantissimo dalle religioni in generale? Non voglio parlare delle religioni, però io penso sicuramente che la mancanza di una fede rende freddo o comunque allontana da quel calore che si prova per un determinato evento di origine religiosa.

Sarà sicuramente anche i tempi che sono cambiati totalmente dal passato. Ormai si vive una realtà frenetica, dove la cosa più semplice è fatta ed è pretesa di esserla eseguita in maniera veloce, istantanea. Quindi stiamo assumendo sempre più una visione del tempo che si accavalla.

Per com'è il mondo attuale, i preparativi sono una "problematica" di risolvere il prima possibile. Non è vista come un modo per stare insieme e fare una cosa divertendosi. È diventato noioso.

Cerchiamo di rimanere Umani, che piano piano stiamo assumendo le esembianze dei robot. Voi cosa ne pensate?