Oops! It appears that you have disabled your Javascript. In order for you to see this page as it is meant to appear, we ask that you please re-enable your Javascript!
Vai al contenuto

3

ūüé∂ this is Halloween, this is Halloween.. ūüé∂

Ormai questa canzone di "Marilyn Manson" risuona ogni anno in questa bellissima festa. Ma halloween cos'è?

Una festa che risale ad epoche antiche, precristiana addirittura, quindi una tradizione che è stata tramandata in generazioni, facendo il giro del mondo, oltrepassando mille culture.

Ovviamente questa festa, pure se in maniera lontana, appartiene anche a noi. Ma in tutti questi secoli di storia il suo fine è stato modificato.

Ma non si tratta solamente di questa festa, riguarda qualsiasi festività ormai. Ogni volta che si tratta di festeggiare qualcosa, inevitabile c'è alle spalle tutta una strategia da marketing.

Insomma le feste e le tradizioni sono state commercializzate completamente. Si è trasformata una festività ingenua, con messaggi buoni e positivi, in feste commerciali.

Si sfrutta il nome della festività per vendere prodotti, per auto sponsorizzare, per organizzare eventi in cui la gente viene invogliata a spendere.

Ecco come tutti quei messaggi positivi e genuini di qualsiasi festività, vengono focalizzati sotto l'aspetto dei soldi.

Monetizzare ad Halloween è facile, visto che si tratta soprattutto di una festa giovanile. Ma pensate che sia buono tutto questo? Materializzare queste festività sognifica trasmettere un messaggio errato alle generazioni che crescono.

Ovviamente la mia parola ha la valenza di una goccia buttata nell'oceano, ma la verità, anche se viene ignorata è questa.

Comprarsi un vestito per la sera di Halloween, come pagare l'ingresso per un locale, una discoteca. Oppure organizzare una cena fuori, una bevuta con amici o qualsiasi altra cosa, stiamo facendo girare un'economia mondiale.

Certo, al di fuori di questa sfera c'è sicuramente il divertimento, molto gradito e apprezzato da tutti. Ma trovo ingiusto che una festa ideata soprattutto per i giovani, venga manipolata in questo modo. O sbaglio?

Vi lascio con il brano che ho citato all'inizio ūü§ó perch√© adesso √® impossibile levarlo dalla testa!!

ūüėāūüéÉūüėā

DomenickStyle

La vita è una lotta continua. Ma quando si tratta di lottare per qualcosa che ci interessa realmente nel profondo, che ci appartiene, un nostro sogno, qualsiasi aspirazione, allora vale la pena di: battersi con amore.

Quante volte l'ho notata questa cosa meravigliosa. Basta guardarsi intorno, e vedere la gente come si prodiga per quello che desidera.

Quando c'è una cosa che è sentita da dentro, è fatta con passione. Siamo capaci di far fuoriuscire da dentro una forza incredibile.

Sono queste cose che ci rendono particolari, ci distinguiamo dalle macchine. Siamo capaci con la mente, di alzarci dei muri inesistenti, diventando vulnerabili e deboli nell'affrontare determinate tematiche.

Ma quando poi si tratta di qualcosa che ci teniamo, amiamo, diventiamo imbattibili.

√ą questo ci√≤ che fa' la differenza nella massa.

Battersi con amore.

Per raggiungere determinati scopi, per ottenere un traguardo, per realizzare un sogno, l'uomo è capace di distruggersi.

Ma non sempre tutto questo è compreso. Spesso questo battersi con amore con tutte le energie, diventano allo stesso tempo un peso, una trappola.

√ą pesante pensare di non essere all'altezza di raggiungere determinati scopi, √® un mangiarsi con i propri pensieri. √ą proprio qui che si oltrepassa quel limite logico, perch√© c'√® chi sceglie di studiare la cosa per trovare quei sotterfugi per raggiungere lo scopo, e chi si arrende lasciandosi travolgere da tutto questo.

Non è comprensibile da tutti, e non è facile spiegarlo. Battersi con amore per qualcosa che si ama vuol dire a volte sacrificare una componente nella propria vita. Altre volte questo battersi con amore diventa invece una ossessione. Altre volte diventa proprio lo scopo della propria esistenza di vita.

Insomma tutto questo √® un messaggio (spero) motivazionale in generale. √ą per dire che se si sta vivendo un momento in cui ci si pensa di essere "inutili" perch√© ancora non si sono realizzati i propri sogni e le aspirazioni, non bisogna mai arrendersi. Devono essere questi i momenti di riflessione con se stessi, focalizzando ci√≤ che si desidera, mettendo da parte i timori e le paure, e continuare a battersi con amore.

√ą esattamente questa cosa che ci rende, al contrario di quanto si possa pensare, persone speciali.

Battersi con amore ti fa sentire realizzato, al di fuori del risultato, è esattamente questa cosa che ci fa distinguere da chi non ha mai provato quella sensazione di sentirsi vivo, battendosi con amore, per quel sogno covato da sempre dentro al nostro cuore.

‚ô•ÔłŹ

DomenickStyle

Avete mai pensato di eliminare i vostri profili social? Sembra banale come cosa, ma attualmente può diventare addirittura una scelta importante.

Ormai non si tratta pi√Ļ di essere alla moda o di stare presenti sui diversi social, qui parliamo della routine giornaliera. Quanto peso si da a questi social?

Ovviamente è una domanda generica, ma personalmente penso che è un po' come una sigaretta. Inizi per gioco e ti ritrovi a non riuscirne a farne a meno. Credete che stia esagerando?

Se pensate che ormai abbiniamo la vita intorno ai social, attribuendo quella cosa di essere in comunicazione con chi si conosce o semplicemente il fatto di guardare, spiare, interessarsi dei fatti altrui, un po'come se fossimo in una piazza e guardiamo cosa fa' la gente.

√ą una distrazione, un modo per svagarsi con la mente. C'√® chi lo usa attivamente e chi dopo una giornata intera, casomai la sera prima di mettersi a dormire, si mette a sfogliare, leggendo, guardando video, interessandosi di tutto ci√≤ che esce.

L'obiettivo di questi social è mirato direttamente a cogliere nel profondo il nostro interesse. Come? L'ho appena detto. Sfruttando i sentimenti nostri, le affezioni, andando a creare tutti quei motivi validi per continuare la nostra permanenza.

Perch√© lo fanno? Loro ci guadagnano. Perch√© √® come un locale, pi√Ļ c'√® gente pi√Ļ soldi entrano. E a noi cosa ci ricaviamo? I social ci inducono col pensiero sul piano di rimanere in contatto col mondo. Ma scendiamo un attimo con i piedi nella realt√†.

Siamo semplicemente schiavi. Siamo ossessionati. Siamo dipendenti dei social e non ce ne rendiamo conto. Siamo viziati e cerchiamo di negare l'evidenza.

Provate a porvi la domanda: mi cancello da un social si o no? Quanti dubbi vi escono? Gli amici come li sentite? E cosa penseranno? Faccio bene? E tutte le cose che ho scritto? Le foto?

Tutte giustificazioni, come per qualsiasi vizio, tendiamo di non ammettere la verità. A tutte quelle domande ci sono le risposte ovvie, che di certo non c'è bisogno di risponderle singolarmente.

Vivere, questa parola non va per niente d'accordo con i social. Quando parliamo dei social stiamo parlando di realtà virtuale. Quindi finzione. La stessa attribuita ai rapporti che si vanno a creare vortuali. Così le emozioni che si vanno a suscitare. Così come qualsiasi cosa questi social andranno a inventarsi. Tutto finto.

Provate a immaginare un dialogo dal vivo, sentendo dal voce. Una persona che vi da gli auguri ricordandovi realmente di voi, e non tramite suggerimenti di un social. Provate a immaginare una persona che apprezza davvero quello che siete e non per un like mirato a essere ricambiato. Così come tutti i rapporti finti, mirati a essere ricambiati o utilizzati per altre cose.

Insomma non sono contrario alla tecnologia e ai sviluppi, ma non si deve perdere quella reale coscienza tra la realtà e il virtuale.

DomenickStyle

3

Penso che ormai questa parola "blogger" ha perso il suo significato.

Come sempre non voglio raccontare la storia, però per rendere chiaro quello che voglio dire c'è bisogno di mettere un po' di ordine. Cosa esisteva prima dei blog?

Semplice, esisteva un mondo nuovo che aspettava di essere costruito: il web.

Il web, sostanzialmente un pianeta virtuale che attendeva solamente di essere popolato. Esistevano siti, costruiti manualmente da chi ne capiva qualcosa, ed era fatto da tutti quei codici non comprensibili. Con linguaggio html e tante altre evoluzioni, che sono in sostanza codici che messi insieme creano le barre i colori, i sfondi, i menu ecc.

Quando è stato messo a disposizione questo strumento "il blog" ha rivoluzionato tutto. Perché? Perché era una piattaforma già preimpostata, l'unica cosa da fare era riempirla.

Quindi era alla portata di tutti, per questo è stato rivoluzionario. E chi ha iniziato a mettere piede sfruttando questi strumenti sono riusciti, giustamente, a diventare dei colossi conosciuti da tutti.

Poi quello che realmente faceva una grande distinzione, era proprio il fatto che tramite blog si poteva stare in comunicazione con tutti, commentare, seguire altri blog. Insomma l'attività del blogger stava nel comunicare, cosa che con un sito non si riusciva, perché era statico.

Poi cosa è successo? Visto che esistevano tante cose, ma separate, ad esempio i forum, poi le chat, poi i blog, qualcuno ha pensato di mettere tutte queste cose insieme in modo da facilitare la vita di tutti. Ecco la nascita dei social network.

Riportato tutto questo nella realtà è come se fossimo passati ai negozietti per il centro e nei paesi sparsi a destra e sinistra, a un bel centro commerciale che ingloba tutto.

Quindi questi social hanno oscurato le origini di questi strumenti. Però chi, fortunatamente, era riuscito a costruirsi una sua notorietà, prima di finire nel dimenticatoio ha ben pensato di sfruttare questi social accentrando il lavoro li.

Quindi attualmente si può definire blogger anche chi usa solamente un social. E questo mette proprio allo scuro la figura di essere un blogger, con un proprio blog, costruito come la fantasia vuole e non limitato e impostato secondo regole dettate da una piattaforma social.

Anche la libertà di espressione è limitata sui social. Perché è gestito da un proprietario che detta le regole. Mentre su un blog puoi esprimere qualsiasi cosa, perché lo spazio, e la responsabilità, è propria.

Ma questo interessa poco, perché chi ha intenzione di usare la figura di "blogger" è accentrato a un business, quindi non si mette a scrivere pensieri personali, ne tanto meno cerca il contatto con la gente che popola il web. In sostanza il blogger è diventato un artista, un commerciante, un impiegato, tutte figure che non centra nulla con quello che era originariamente il blogger.

Perché ho scritto questo articolo? L'ho scritto perché ormai leggo ovunque, sui social soprattutto, questa parola "blogger" e mi lascia quel sapore amaro pensando che parecchi non hanno idea del vero significato.

Magari un giorno si studierà "la storia del web" intanto noi siamo protagonisti di questa storia, anche se nel nostro piccolo. Chissà come si evolveranno ancora le cose!!

‚ėļÔłŹ

DomenickStyle

6

Quante automobili ci sono in Italia? Parliamo di cifre altissime. Come affrontare questa cosa?E' colpa della mancanza di trasporti pubblici? Queste sono le tipiche domande che si sentono sempre in giro.

Attualmente non esiste nessuno in italia che non possiede un mezzo di trasporto, che sia un'automobile o altro, l'esigenza di possedere un mezzo di trasporto prevale su tutto. Senza prendere stime e dati, se in Italia ci sono circa 60milioni di abitanti, levando anziani, bambini, chi è impossibilitato per motivi vari e chi in un nucleo familiare sfrutta una sola auto, ma non ne possiede una propria, si può facilmente capire quante auto ci sono solamente in Italia.

C'è chi dice: è proprio nella cultura nostra il fatto di usare l'auto invece del trasporto pubblico. E posso confermare che è così, ma questo non va a giustificare nulla, perchè sono solo dei pareri personali. Perchè non si usa il trasporto pubblico?

Le domande da fare ne sono veramente tante, ma andiamo al dunque mettendo in evidenza del cosa non spinge, secondo il mio parere, il non utilizzo dei mezzi pubblici e quindi l'affermazione delle automobili.

Partiamo dai confort: un qualsiasi trasporto pubblico, garantisce tutti i confort dell'auto privata?  Su questo direi per niente. Vogliamo mettere la propria auto, in cui si va a creare un ambiente come se fosse una casa, con un mezzo pubblico usato da milioni di persone e dove l'igiene, meglio evitare il discorso. Ecco quindi perch√® un italiano preferisce spendere bollo, assicurazione e tagliandi pur di non usare il trasporto pubblico.

Ma effettivamente non sono per niente contrario al possesso di un'automobile o qualsiasi altro mezzo privato. Perch√® come ho appena finito di dire, √® un bene personale. Ma proprio perch√® parliamo di questo, personalmente penso che questo bene dovrebbe essere usato pi√Ļ che altro per lo "svago" o per determinate cose. Non che va a sostituire completamente la mobilit√† dell'essere umano.

Ma al di fuori dell'utilizzo vario che si possa fare con un'automobile o qualsiasi altro mezzo, parlando di esigenze collettive, che riguardano tutti, il discorso cambia.

Le esigenze sono tante e chi lavora cerca di far coincidere tutto. La tipica giustificazione che si sentirebbe è: con l'auto usufruisco per fare i servizi prima di rientrare a casa dal lavoro. Oppure di passare a prendere il figlio da scuola o altro. C'è chi la butta giustificando le distanze, dicendo: purtroppo ai tempi attuali le distanze sono aumentate, e per svolgere qualsiasi servizio quotidiano, come fare la spesa, ci si sposta di parecchi chilometri dall'abitazione. Tutte giustificazioni esatte, ma qui si tende solo ed esclusivamente di giustificare la totale mancanza di efficienza e opportunità che dovrebbe garantire un servizio di trasporti pubblico.

Quindi, per me, il problema non sono i popoli ma il vero problema gira intorno al trasporto pubblico. Perchè se esistesse un trasporto pubblico che garantisse sicurezza, tempistica perfetta e sopratutto, una ramificazione seria del trasporto su tutto il territorio, che sia montagna, collina o città, sicuramente lo scenario cambierebbe. Almeno per quanto riguarda le esigenze quotidiane.

La sicurezza è fondamentale. Andare su un mezzo pubblico e ritrovarsi in situazioni brutte, ne viene di conseguenza che chiunque preferirebbe sempre ed esclusivamente l'automobile. I tempi anche sono fondamentali. Andare a lavoro e farsi trovare in orario è una cosa importante. Così quando si finisce di lavorare, si dovrebbe avere quella garanzia di ritorno. Ma sopratutto, che arrivino ovunque, senza limitazioni d'orario, dovrebbe essere un servizio disponibile h24, è esattamente questo che potrebbe fare la reale differenza.

Con un mezzo privato si può fare qualsiasi cosa, in qualsiasi orario. Mentre con i trasporti pubblici questo non avviene. Non voglio discutere delle possibilità lavorative, è un articolo solo per ragionare.

C'√® tutto un sistema che non investe nelle infrastrutture, non incita a sviluppare e a creare anche nuovi servizi di trasporti, e per finire, tenta di sotterrare tutto questo. 

Questo argomento viene spesso sorvolato, ma immaginate se ci fossero servizi che garantissero a tutti di essere trasportati ovunque, in qualsiasi orario e con quelle sicurezze e tempistiche reali? come cambierebbe lo scenario? Di giorno se i lavoratori utilizzassero i mezzi di trasporto, si dimezzerebbero le auto in circolazione, e di conseguenza, ci sarebbe molto meno inquinamento.

Riflessione terminata. Dannata manipolazione da marketing.

ūüôā

DomencikStyle

Siamo tutti schiavi dei nostri stessi pensieri. Senza nemmeno rendercene conto dipendiamo esclusivamente da questi.

Abbiamo la capacità di ragionare ed elaborare pensieri di qualsiasi tipo, distinguedoci l'uno con l'altro. Ma proprio questi meccanismi mentali ci rendono schiavi allo stesso tempo.

Un pensiero che ci assale, di qualsiasi tipo, non riusciamo a cancellarlo, al massimo troviamo alternative ma il pensiero rimane sempre. E in tutto ciò noi ne dipendiamo.

Il nostro umore, le nostre giornate, le nostre scelte, tutto dipende dal nostro pensiero.

Creiamo mondi in cui crediamo di avere qualsiasi tipo di libertà, ma nella realtà dei fatti rimaniamo sempre schiavi dei nostri pensieri.

Essere schiavi dei pensieri propri e allo stesso tempo, vivere felici. √ą un baratto che facciamo dalla nascita, cediamo la libert√† per il pensiero, con la quale creiamo la nostra felicit√† e tutto ci√≤ che ci interessa.

L'uso del pensiero è fondamentale, sviluppare un ragionamento abbinato alla cultura e alla maturità, porta a prendere coscienza di tutto.

Ed è immensa la cultura, non esiste nessun limite e non si finirà mai di apprendere nuove cose da questa vita. E la perfezione come si raggiunge?

La perfezione è un pensiero creato da noi, perché nessuno sa com'è la perfezione, ma tutti la conoscono nella propria testa.

E i sentimenti? E tutte le forme di dolore? Nessuno conosce il vero volto, ma ognuno di noi si è creato nella propria testa un'immagine di queste cose, condividendole con tutti e trovando quei punti di incontro.

Personalmente penso che tutto questo sia affascinante. E secondo il mio parere, se non fossimo schiavi dei nostri stessi pensieri, rendendoci di volta schiavi dei criteri nel vivere in questa società creata da noi, dando una logica a tutto, inserendo un pensiero di "giusto o sbagliato" secondo determinati canoni, semplicemente regnerebbe il caos e la pazzia totale.

L'essere pazzi vuol dire non essere schiavi dei propri pensieri, uscire da tutti i schemi auto-creati tramite la ragione.

Non sarebbe una cosa bella, o forse si? Insomma preferisco rimanere schiavo del mio pensiero, con la mia vita costruita secondo la mia cognizione, con la mia felicità.

Anche perché troverei stupido vivere in maniera triste. Se la vita la creiamo con le nostre mani, quello che non ci fa bene bisogna eliminarlo.

Anche se siamo tutti schiavi dei nostri pensieri, almeno cerchiamo di crearci nei migliori dei modi la nostta, individuale, felicità.

DomenickStyle

5

In un mondo in cui le emozioni si esprimono tramite il web e i rapporti sociali sono diventati formalità, l'essere sensibili spesso è vista come quella "cosa fuori luogo."

Per una questione di esibizione, la sensibilità stessa è strumentalizzata in determinati momenti, facendola diventare una cosa virale o altri scopi, ma parliamo di simulazioni, non di realtà. Ma quando si esce da questi schemi, spesso, si viene visti in maniera strana.

L'essere sensibili è la capacità di percepire sensazioni di tutto quello che abbiamo intorno inglobando anche noi, andando oltre la logica, lasciandosi coinvolgere quindi dalle circostanze.

Ad esempio, il ritrovarsi in un posto triste, e di conseguenza lasciandosi coinvolgere dalle sensazioni, rievocando ricordi e pensieri che spingono l'umore a cambiare di conseguenza. Così l'inverso in una situazione di gioia o altro.

Insomma, abbiamo questa capacità di vivere costantemente di sensazioni.

Capita quella mattina di risvegliarsi con un determinato umore e lo stesso va a interagire con le nostre sensazioni, dando quella tonalità di colore diverso a tutto ciò che andiamo a guardare.

Non esiste logica con le sensazioni.

Ad esempio, L'odore del pranzo ci fa scattare quelle sensazioni, andando a ricordare determinati momenti.

Oppure il toccare con mano un libro, sfogliarlo, sentire quel odore di carta, tutte cose che ci conducono a delle sensazione profonde che fanno scattare in noi ricordi e momenti.

Penso che le sensazioni siano un filo conduttore che lega direttamente con la nostra anima. Un modo per comunicare con la nostra stessa anima, in base alle percezioni che scattano tramite tutto ciò che ci circonda.

L'ascoltare il vento che smuove le foglie, il suono della pioggia, oppure chi ama la stagione estiva, ascoltare il suono del mare, le onde che si mescolano con le voci dei bambini che giocano, oppure il camminare per strada sentendo il mormorio della gente, il caos della città come l'ascoltare la natura distesi su un prato.

Insomma tutte sensazioni che vanno a toccare nel profondo, facendoci vivere attimi intensi con noi stessi.

Le sensazioni aiutano a ritrovare la pace interiore.

Se si è agitati, felici o qualsiasi umore, le sensazioni sono sempre presenti, facendoci indirettamente rendere conto di essere vivi, andando oltre a qualsiasi spiegazione facendoci comprendere concretamente la distinzione tra la natura e l'artificiale.

Le sensazioni sono la voce della nostra anima che va a interagire con tutto ciò che riguarda la nostra vita.

DomenickStyle

4

Che vuol dire essere se stessi? Essere originali? Ma così facendo si sta sempre copiando quello che fanno tutti.

Essere se stessi vuol dire andare contro tendenza? E anche questo non è poi così diverso da quello che esternano tutti.

Essere se stessi è vivere in condizioni strane? Estreme? Da ricchi? Da poveri? Potrei continuare all'infinito non esisterà mai una condizione in cui si possa dire: essere se stessi.

Insomma, personalmente, credo che non esiste un modo reale e universale definibile "essere se stessi".

Penso che come ogni essere umano ha una propria visuale del mondo, un suo modo di giudicare quello che è giusto e sbagliato e questa qualità del "essere se stessi" è una cosa individuale.

Questa vita è in base agli occhi di chi la guarda. E nel momento in cui si vuole dare l'esempio di essere se stessi che si finisce, direttamente e indirettamente, a imporre un modo di vivere.

Si finisce a condizionare i pensieri, tendendo a farli adottare, con modi e costumi che spesso non appartengono a determinate persone, riducendole a vivere in uno stato di terrore, nell'essere continuamente giudicate e criticate, pur di essere accettate.

La risposta in questo caso? Bisogna essere sempre se stessi!! Secondo la propria visuale e le proprie ideologie!!

La vita non è nelle mani di chi abbiamo vicino, ma sta nelle nostre mani, e siamo noi che dobbiamo viverla cercando di essere sempre se stessi, indipendentemente da ciò che il resto pretende da noi.

DomenickStyle

3

Questo è un flusso di pensieri riguardante l'appartenenza a un determinato luogo. Quando usiamo il termine "appartenenza" stiamo indicando a qualcosa che ci appartiene personalmente, come il luogo di provenienza.

Ma c'√® sempre questo conflitto tra mente e cuore che fa creare dei concetti strani nella testa delle persone. Ogni luogo del mondo pu√≤ essere la nostra casa, ma il luogo in cui siamo nati sar√† sempre nostro punto privilegiato, oppure la differenza, sopratutto quando si va fuori dal luogo di nascita o comunque dove si vive normalmente, la far√† sempre la nazione di appartenenza, unita alla nostra cultura  che verr√† messa sempre, con orgoglio, messa avanti nei discorsi.

Eppure i confini li ha creati l'uomo, le lingue le abbiamo create noi unito alle culture, il modo di vivere, le credenze e i vari stili, tutto creato da noi, quindi praticamente noi ci prodighiamo e difendiamo pi√Ļ che altro delle convinzioni create, in modo artificiale, ma che √® diventata talmente normale, e tristemente naturale, da non riuscire a concepire facilmente quello che sto dicendo.

Il mondo √® la nostra casa. Siamo nati e viviamo in determinati luoghi, in altri abbiamo fatto conoscenze, abbiamo delle conoscenze, gli amici di infanzia, quelli persi e quelli attuali, il primo amore, l'amore attuale, semplicemente noi attribuiamo la nostra storia ai luoghi facendoli diventare nostri, di appartenenza, e quindi dando quella differenza rispetto a un luogo ancora inesplorato. 

E' il concetto di "mondo" che non è chiaro, o evidentemente qualcuno ha voluto sotterrare questo concetto, nascondendolo dietro a tante limitazioni che allontanano la mente a concepire il mondo come se fosse quello che, consideriamo, unicamente il nostro luogo di appartenenza.

Quello che manca davvero, e mi dispiace ogni volta che noto questa cosa, è proprio il riconoscere ciò che l'uomo ha creato per determinati scopi, per raggiungere degli obiettivi con interessi, ingannevoli ma comuni, ma che si tratta sempre di manovre con interessi personali e comuni.

Non voglio discutere di storia, ma noi attualmente viviamo passato e presente allo stesso tempo, e spesso questi due vanno in conflitto. Viviamo in nazioni disegnate sulla mappa, ideate e create per dividere popolazioni, creando un mondo a parte dalle altre, con lingue, monete, religioni, culture ecc tutto per scopi personali e di comunità. Ma attualmente, quando può regge questo sistema? Eppure con i mezzi esistenti attualmente, in paio di ore arriviamo a oltre mille chilometri di distanza, con i mezzi di comunicazione istantanea, possiamo parlare o sentirci in tempo reale, con chi vive all'altro lato del mondo, andando oltre ai fusi orari, oltre le barriere, oltre le culture e tutto quello che esiste nei limiti artificiali creati dall'uomo. Siamo capaci di esportare la nostra cultura nel mondo e viceversa, eppure parliamo di nazioni, sistema interno, una visione chiusa un po' come quando nel medioevo esistevano i villaggi delimitati e che la vita si svolgeva esclusivamente all'interno di quei limiti, al di fuori non si aveva conoscenza di cosa accadeva o esisteva. Viviamo il presente e il futuro allo stesso tempo.

Senza ombra di dubbio la popolazione mondiale presenta delle distinzioni, questo non si pu√≤ negare, ci sono parti del mondo pi√Ļ sviluppate altre di meno, insomma √® ovvio che ci siano distinzioni, ma √® come dire: che un bambino quando nasce non sa parlare, mentre quello pi√Ļ grande ti parla normale, e quello ancora pi√Ļ grande va a scuola e sa scrivere, fare i conti ecc. Insomma √® una cosa naturale che la maturit√† va coltivata, ma siamo tutti esseri umani, viventi e uguali in tutto, qualsiasi sia il luogo di appartenenza in questo mondo.

Siamo noi che vogliamo creare delle distinzioni, dividendo il mondo in una parte pi√Ļ ricca, meno ricca, andando a creare delle diversit√† che spingono i popoli a fare queste distinzioni, mettiamo dei limiti geografici, insomma, siamo tutti pilotati col volere di chi manovra. E non sarebbe mai accettabile un mondo identico e sviluppato allo stesso modo ovunque, ci dovr√† semrpe stare una parte dove prevale sull'altro, perch√® altrimenti i conti non tornano. E noi siamo pedine che alimentiamo questo gioco, facendoci allontanare dalla verit√† e vivendo una realt√† di finzione.

L'appartenenza è quella cosa che esiste nella nostra mente, ma tutti apparteniamo a una sola origine: il mondo.

DomenickStyle